Autore di Pillole di Sicurezza. Laureato triennale in Ingegneria industriale, attualmente iscritto al percorso di laurea magistrale in Ingegneria della Sicurezza e Protezione Civile (indirizzo industriale). Ritengo che la conoscenza sia un diritto e un dovere, che ognuno di noi deve aggiornare e coltivare. Per questo pongo tutti i miei sforzi per far sì che la Sicurezza, sia nel campo della Safety che nel campo della Security, sia sempre più condivisa e compresa, poiché la ritengo essenziale, non solo per il mondo del lavoro, ma per la nostra società moderna.

L’impatto mondiale delle microplastiche

Negli ultimi anni, l’argomento delle microplastiche ha preso sempre più rilievo ed importanza a livello mondiale. Non è un segreto che l’inquinamento, dovuto alla loro presenza, si sta diffondendo in tutto il mondo, senza fare distinzioni tra Stati o ambienti naturali; infatti la loro presenza è stata confermata, non solo nei pressi di centri urbani, ma anche in luoghi remoti ed isolati come il Polo Nord.

Tuttavia, per poter affrontare tale problema, risulta necessario comprendere che cosa sono le microplastiche, dove si trovano e come possono recare danno.

In questo articolo, ci concentreremo sul dare un’ introduzione a tale argomento, mentre nei prossimi articoli daremo una risposta ai restanti quesiti.

L’origine delle microplastiche

Per poterne spiegare l’origine, bisogna prima fare un tuffo nel passato, precisamente tra il 1861 ed il 1862. In quegli anni Alexander Parkes, attraverso i suoi studi sul nitrato di cellulosa, brevettò il primo materiale semisintetico: la Parkesina.

Questo primo passo permise al chimico belga Leo Baekeland di sintetizzare, tramite condensazione del fenolo con la formaldeide, la Bachelite; successivamente, si ottennero diverse tipologie di polimeri come il Polivinilcloruro o il Cellophane.

Non ci dilungheremo sulla totalità della storia della plastica, ma solo su questa parte introduttiva, in quanto è dall’utilizzo di tali polimeri che hanno origine le microplastiche; nello specifico, sono delle particelle aventi ordine di grandezza infinitesimale (5<diametro<0,33 millimetri) ottenute attraverso particolari fonti di produzione oppure tramite la degradazione o l’abrasione dei materiali plastici presenti nella nostra società.

Le tipologie delle microplastiche

Potendo dunque essere definite attraverso una classificazione dimensionale dei polimeri plastici, appare chiaro che esistono diverse tipologie di microplastiche; infatti, attraverso la tipologia d’immissione dei frammenti di materie plastiche, possiamo suddividere tali particelle in:

  • primarie: immissione diretta;
  • secondarie: immissione indiretta.

Alla prima categoria appartengono le particelle prodotte intenzionalmente o innocuamente dall’uomo, ovvero:

  • produzione diretta: attraverso il lavaggio di capi sintetici, come le magliette 100% poliestere, si disperdono un quantitativo considerevole di fibre. La distribuzione idrica, con punto di partenza le comuni lavatrici presenti nelle abitazione, permette a tali fibre di arrivare sino al mare. Anche il suolo terreste viene interessato, attraverso l’abrasione dei pneumatici delle comuni autovetture;
  • produzione indiretta: il più famoso e accertato utilizzo, risiede nella produzione di prodotti cosmetici, come detergente per le mani, eyeliner o addirittura dentifrici, venendo inserite al loro interno come “microsfere” o “micro-esfolianti”.

Per quanto riguarda la seconda categoria di microplastiche, bisogna considerare l’azione di disgregazione dovuta principalmente a due processi:

Grazie a questi processi, si ottengono dei frammenti erosi come frammenti, pellets, granuli, filamenti o pellicole.

Nel prossimo articolo ci concentreremo sui danni che possono arrecare tali particelle, concentrandoci sui luoghi che sono maggiormente colpiti.

Di Giorgio Cingolani

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