Laureato magistrale in Ingegneria della Sicurezza e Protezione Civile, laureato triennale in Ingegneria della Sicurezza. Ritengo la Safety la chiave di controllo per un lavoro più efficace ed efficiente, che sappia sfruttare al massimo le potenzialità dei lavoratori garantendo loro salute e sicurezza. Ad oggi la Safety sta acquistando sempre più importanza. Il mio obiettivo è quello di portarla tra i punti cardine delle aziende.

Green Pass: cos’è? Come mai in Italia è oramai obbligatorio per fare qualsiasi cosa?

Dall’ultimo aggiornamento che avevamo fatto qui, la situazione in Italia si è evoluta. Ma cosa è successo?

L’evoluzione del Covid in Italia

Come si può notare dal grafico, in Italia abbiamo avuto 4 ondate. La prima, la più nota, a marzo 2020 ha visto un picco del rapporto tamponi positivi/tamponi effettuati con valori anche del 50%. Quindi, un tampone su due era positivo.

Durante la seconda ondata il picco del rapporto dei tamponi è stato intorno al 20% ma erano di più le persone effettivamente infette. Dalle 7.000 al giorno durante marzo, a novembre/dicembre abbiamo raggiunto anche i 40.000 positivi al giorno.

La terza ondata, appartenente migliore guardando il rapporto dei test effettuati e quelli positivi (con valori raramente intorno sopra il 10%) ma sicuramente la peggiore se guardiamo il numero effettivo di persone positive al Covid (con giornate in cui abbiamo sfiorato i 20.000 casi).

Durante l’ultima ondata invece c’è stato un andamento “migliore” rispetto alle volte precedenti con un rapporto sotto il 5% ed al massimo 5.000 casi giornalieri, paragonabili quindi con la prima ondata.

Cosa vogliono dire questi numeri?

Come già discusso in un altro articolo, i parametri da tenere in considerazione sono diversi e da valutare contemporaneamente. Non possiamo infatti analizzare un numero alla volta in quanto potrebbe essere poco significativo.

Il rapporto tamponi positivi/tamponi effettuati sembra essere migliorato con il tempo (50% durante la prima ondata e si è dimezzato durante le successive passando al 20%, 10% e 5%)

Il numero dei tamponi però anche è cambiato. Da una media di 20.000 al giorno durante il primo mese a 250.000 e 350.000 durante le altre ondate. Questo cosa significa? Se il rapporto si dimezza ma il numero di tamponi decuplica, significa che la situazione sta migliorando complessivamente o no? Dipende dal punto di vista. Sicuramente c’è più sensibilità e maggior disponibilità di test (all’inizio venivano effettuati solo se erano presenti sintomi che indicavano un caso quasi certamente positivo, oggi si organizzano campagne gratuite per vaccinare le persone indipendentemente dai sintomi).

Se guardiamo il numero di casi positivi, noteremo che la situazione è andata peggiorando con il tempo, quindi al contrario rispetto a quello che ci aspettavamo guardando al rapporto dei tamponi. Come mai? Come dicevamo prima, il numero di tamponi è aumentato e tutti quanti siamo stati sottoposti a test diverse volte, con una maggiore facilità di individuazione dei casi positivi, anche se asintomatici.

Guardando complessivamente i numeri, possiamo affermare che la situazione è andata migliorando. Aumentare il numero di test permette di individuare in maniera più capillare i casi di positività. Apparentemente quindi gli infetti sono aumentati ma in realtà questo è solo un dato relativo al numero di test effettuati. Per questo motivo, potrebbe avere poco senso confrontare la prima ondata con le altre dato l’esiguo numero di test. Potrebbe invece avere senso confrontare le ultime due ondate in quanto hanno un numero di test paragonabile, ma la metà dei casi di positività individuati e del rapporto dei tamponi.

Questo miglioramento complessivo può essere dovuto a diversi fattori: sicuramente la bella stagione ha permesso di vivere di più all’aperto con minor propagazione del virus; il vaccino ha permesso una minor propagazione dell’agente virale; un’altra diffusione nell’anno precedente ha permesso di creare un’immunità di gregge tale da ridurre la propagazione.

Green pass: obbligo o dovere?

Negli ultimi mesi è stato introdotto il green pass. Un certificato volto a testimoniare la negatività al virus. Lo si può ottenere tramite un tampone (vale 72 ore), o vaccinazione (a partire dal 15° giorno dopo la prima dose). Grazie a questa certificazione è stato possibile andare a riaprire gradualmente i locali, permettere gli spostamenti tra regioni, tornare ad una sorta di normalità.

Allo stesso tempo sono state tante le obiezioni a questa modalità di monitoraggio. Il Green Pass ha infatti acquisito sempre più valore diventando, dal 15 ottobre 2021, l’unico strumento per poter andare a lavoro, mangiare all’interno dei ristoranti (andando verso l’inverno possiamo dire anche unico modo per andare nei locali considerando che diventerà più difficile poter stare all’esterno), viaggiare.

Non sono state poche le obiezioni a questo sistema. Prima tra tutte, in questo modo si sta implicitamente obbligando la popolazione a vaccinarsi. Per poter lavorare, in caso di assenza di vaccino, ci si dovrebbe sottoporre a tampone 2 volte a settimana.

Inoltre, dal 15 ottobre sarà anche ridotta notevolmente la possibilità di lavorare in Smart working per i lavoratori pubblici che dovranno tornare in ufficio. Lo stesso per gli insegnanti e tutti coloro che lavorano con la scuola (personale ATA, manutentori). Questo potrebbe creare alcuni disagi al mondo del lavoro in generale in quanto ci si aspetta un alto numero di assenze data l’alta percentuale di popolazione che non si è voluta sottoporre a vaccino.

Nonostante le critiche mosse, ad oggi il Green Pass è l’unico sistema che abbiamo per monitorare chi è vaccinato o chi è negativo ad un tampone recente. Questo permette, con il passare del tempo, di alleggerire le misure di distanziamento sociale (basti pensare che già possiamo mangiare all’interno dei locali) e di poter tornare alla normalità potendo dichiare in qualche modo di essere “non positivi”.

Di Christian Lattavo

fonte: https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/

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