Chernobyl

Appassionato del Metodo KAIZEN (改善), il mio obiettivo principale è trasmettere i concetti di miglioramento continuo, uscendo quindi fuori dallo standard di traguardo fisso o punto di arrivo e aprendo gli orizzonti ad un concetto di obiettivo dinamico. Il raggiungimento di tale status risulterà essere tanto più semplice, tanto più si riuscirà nel tempo a mantenere costante il livello di curiosità verso il perenne cambiamento.

Terza Uscita – Dinamiche di una catastrofe nucleare

In relazione a quanto detto nella seconda uscita “Un problema di natura umana. Come lavora una centrale nucleare?”, in questa terza uscita andremo a comprendere come un reattore nucleare in stallo possa portare a un’esplosione senza precedenti come quella di Chernobyl.

Dinamiche che hanno portato all’incidente di Chernobyl

Se non riuscite a comprendere come un reattore nucleare in stallo possa portare a un’esplosione, non vi biasimo, neanche io riesco a comprenderlo. Dopotutto né io né voi lavoriamo in una sala di controllo di un impianto nucleare, ma, da quanto risulta, non l’hanno capito neanche coloro che quella notte lavoravano alla centrale nucleare Lelin di Chernobyl. Nella mezzanotte e 38 minuti il reattore è prossimo ad arrestarsi, gli operatori del reattore 4 sono sulla strada che porta direttamente al disastro e non c’è modo di tornare indietro. Loro ancora non lo sanno, ma il dado è tratto.

A 30 MW, lo xeno continua a prodursi, ma non ne viene bruciata nemmeno una sua minima parte ed il reattore annega nel veleno. A peggiorare le cose, il reattore non è caldo abbastanza per produrre sufficiente vapore. L’unico modo sicuro di aumentare la potenza partendo da queste condizioni al contorno è farlo molto lentamente nell’arco di almeno 24 ore. Dyatlov, però, vuole che sia fatto subito, Akimov, supervisore di turno del gruppo notturno e Toptunov, nonostante i tentativi vani di rifiutare gli ordini, hanno un’unica linea di azione. Cominciano ad estrarre le barre di controllo, decine alla volta, per metà della loro lunghezza, poi per tre quarti, ma la potenza ancora non aumenta, quindi, le tirano fuori completamente. C’erano 211 barre di controllo nel reattore 4 della centrale di Chernobyl, Akimov, e Toptunov ne hanno estratte completamente 205.

Ricordate, le barre di controllo sono i freni di quest’auto: di 211 barre, solo 6 restano ora nel reattore. Quanto al combustibile, si è raffreddato, il coefficiente di temperatura negativo non ha quindi più peso sulla reattività, ma, anche così, l’avvelenamento da xeno è talmente forte che riescono a portare la potenza soltanto a 200 MW. Le barre di controllo sono fuori e il sistema di emergenza è scollegato, a tenere ancora sotto controllo il reattore sono l’acqua e lo xeno. È l’una del mattino, pochi minuti all’inizio del test.

Avevano a disposizione solo 15 minuti, ma avrebbero potuto avere anche 15 giorni, il problema non era più risolvibile, la potenza era troppo bassa, l’acqua troppo alta. Il test era ormai compromesso, i risultati sarebbero stati inutili. A Dyatlov, però, non interessava, a lui premeva poter dire di aver completato il test per riscuotere i suoi meriti.

È l’una e 22 del mattino, restano meno di due minuti. Levchenko, ingegnere meccanico, è nel suo ufficio, Perevozčenko, caposquadra della sezione reattore è nel locale rifornimento al di sopra del coperchio di acciaio del reattore dal peso di 1000 tonnellate. Dektarienko e Khodemčuk, addetti alle condutture, sono nel locale pompe. A nessuno di loro è stato detto del test, nessuno di loro sa cosa sta per accadere. All’una e 22 e 30 secondi Toptunov riceve un rapporto dal sistema SCADA del computer che, sulla base dell’assenza di sufficienti barre di controllo, raccomanda lo spegnimento del reattore.

L’una e 23 e 4 secondi, l’equipe, tirannata da Dyatlov, con le sue decisioni ha tirato il reattore come l’elastico di una fionda, al di là di ogni limite immaginabile, ed ora comincia il test. Le pompe sono state disattivate e smettono di pompare acqua nel reattore, mentre loro stanno a guardare. Il combustibile non è più frenato né dal liquido refrigerante né dalle barre di controllo. Di conseguenza l’equilibrio si sposta immediatamente nella direzione opposta e in meno di 1 secondo la reattività aumenta. All’interno del nocciolo l’acqua rimasta viene rapidamente convertita in vapore. Si crea un “vuoto” e non c’è nuova acqua per riempirlo. Il vapore accresce la reattività, che accresce il calore, che accresce il vapore, che accresce la reattività. Lo xeno rimanente decade, la potenza cresce e non c’è più niente che possa fermarla.

È l’una e 23 e 35 secondi a Chernobyl.

Da non perdere la quarta uscita: “Una speranza vana. Qual è il costo delle bugie?”.

Di Mattia Zita

Fonti:

  1. Chernobyl: miniserie televisiva, creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck per HBO e Sky Atlantic.

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