Chernobyl

Appassionato del Metodo KAIZEN (改善), il mio obiettivo principale è trasmettere i concetti di miglioramento continuo, uscendo quindi fuori dallo standard di traguardo fisso o punto di arrivo e aprendo gli orizzonti ad un concetto di obiettivo dinamico. Il raggiungimento di tale status risulterà essere tanto più semplice, tanto più si riuscirà nel tempo a mantenere costante il livello di curiosità verso il perenne cambiamento.

Quarta Uscita – Una speranza vana. Qual è il costo delle bugie?

In relazione a quanto detto nella terza uscita “Dinamiche di una catastrofe nucleare”, in questa quarta uscita vediamo come le scelte di Dyatlov, nella notte del 26 aprile 1986 a Chernobyl, erano dettate dal fatto che pensava ci fosse un salvagente. Un salvagente disattivato dalle bugie.

Il salvagente di Chernobyl: l’AZ5

L’una e 23 e 40 secondi. In ogni sala controllo di ogni reattore nucleare c’è un pulsante che ha un solo ed unico scopo: bloccare all’istante la reazione. Nei reattori sovietici il pulsante è chiamato AZ5; premendolo, tutte le barre di controllo si reinseriscono e la reazione è così bloccata all’istante, ma Dyatlov infranse tutti i protocolli, spinse un reattore al limite della distruzione. Fece queste cose credendo che ci fosse un salvagente: l’AZ5. Un semplice pulsante per fermare tutto, ma, nelle condizioni che lui aveva creato nella centrale nucleare Lelin di Chernobyl, questo salvagente non c’era.

Il sistema di arresto aveva in sé un difetto fatale. Alle ore 1:24 Akimov attiva l’AZ5 e le barre di controllo estratte cominciano a rientrare nel reattore. Queste barre sono fatte di boro che riduce la reattività, ma non le punte. Le punte sono fatte di grafite, la quale accelera la reattività. A questo punto viene da chiedersi: perché? Per la stessa ragione per cui i reattori sovietici non avevano strutture di contenimento come quelli in occidente, per la stessa ragione per cui non usavano combustibile propriamente arricchito nel nocciolo, per la stessa ragione per cui erano l’unica nazione che costruiva reattori raffreddati ad acqua e moderati a grafite con un coefficiente di vuoto positivo: costa meno.

La prima parte delle barre ad entrare nel nocciolo è la punta di grafite e, quando succede, la reazione nel nocciolo, che continuava a crescere, va alle stelle. Fino all’ultimissima molecola di acqua liquida si converte istantaneamente in vapore che si espande e rompe una serie di canali del combustibile, di conseguenza le barre di controllo in questi canali non possono più scendere. Le punte di grafite rimangono lì, fisse, accelerando senza fine la reazione. Il reattore 4 di Chernobyl è ora una bomba atomica.

L’una e 23 e 42 secondi, Perevozčenko guarda l’enorme coperchio di acciaio del reattore e vede l’impossibile: i candelotti delle barre di controllo dei canali del combustibile, ognuno del peso di 350 kg, saltano su e giù come pistoni di un’auto. Corre per avvertire la sala di controllo, ma non può fare nulla per fermare ciò che stava per accadere. L’una e 23 e 44 secondi, il vapore fa scoppiare altri canali del combustibile. Non è ben noto il livello di potenza che raggiunse, ma è nota solo la lettura finale: il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, costruito per operare a 3200 MW, arrivò a superare i 33000 MW.

La pressione all’interno del nocciolo non può più essere contenuta e alla fine siamo così arrivati all’una 23 e 45 secondi: l’esplosione. Appena il coperchio viene scaraventato in alto, il reattore è invaso dall’ossigeno, questo si combina con l’idrogeno e la grafite surriscaldata. La catena del disastro è ora completa.

Qual è il costo delle bugie?

Nessuno in quella sala quella notte sapeva che il pulsante di arresto poteva agire da detonatore. Non lo sapevano perché gli fu tenuto nascosto.

Giudice Kadnikov: “Compagno Legasov, lei sta contraddicendo la sua stessa testimonianza a Vienna.”

Legasov: “Quella testimonianza era una bugia, ho mentito al mondo, non sono l’unico ad aver tenuto questo segreto, sono molti; eseguivamo gli ordini del KGB, del comitato centrale ed ora ci sono 16 reattori in Unione Sovietica con lo stesso fatale difetto. Tre di loro stanno tutt’ora operando a meno di 20 km da qui a Chernobyl.”

Giudice Kadnikov: “Professor Legasov se vuole lasciare intendere che lo Stato sovietico è in qualche modo responsabile dell’accaduto la avverto che si avvia su un terreno pericoloso.”

Legasov: “Ci sono già stato su un terreno pericoloso, siamo tutt’ora su un terreno pericoloso, per i nostri segreti, le nostre menzogne, sono esattamente ciò che ci definisce. Quando la verità ci offende noi mentiamo e mentiamo finchè neanche ricordiamo più che ci fosse una verità, ma c’è, è ancora là. Ogni menzogna che diciamo contraiamo un debito con la verità, presto o tardi quel debito va pagato. Ecco cosa fa esplodere il nocciolo di un reattore RBMK, le bugie.”

Successivamente alla testimonianza del luglio 1987, Legasov viene portato in una stanza chiusa dove viene intimorito e minacciato da parte di Aleksandr Čarkov, primo vicedirettore del KGB. Durante la conversazione unilaterale gli fa presente che è ancora in vita perché sarebbe stato imbarazzante ucciderlo senza spiegarne al mondo la motivazione dopo la sua pilotata testimonianza a Vienna. Gli viene inoltre comunicato che l’attuale ultima testimonianza non sarà accettata dall’accusa e non sarà divulgata dalla stampa, come se tutto ciò non fosse mai accaduto. Lo lasceranno inoltre vivere per la vita che gli resta, essendo malato terminale di cancro causato molto probabilmente dalle radiazioni dell’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl. Gli verrà riconosciuto comunque il suo ufficio e il suo titolo da scienziato, ma gli verrà tolto qualsiasi compito ed autorità.

Čarkov: “Nessun amico. Nessuno vorrà parlare con lei, nessuno vorrà ascoltarla. Altri uomini, uomini inferiori a lei, riceveranno il merito di ciò che lei ha fatto; il suo lascito sarà il loro lascito. Vivrà abbastanza per vedere tutto ciò. Non si incontrerà ne comunicherà più con i suoi colleghi, non parlerà mai più con nessuno dei fatti di Chernobyl. Rimarrà così immateriale al mondo che la circonda che quando finalmente morirà si avrà difficoltà a credere che lei sia mai esistito.”

Legasov: “E se rifiutassi?”

Čarkov: “Perché preoccuparsi di una cosa che non accadrà mai?”

Legasov: “Perché preoccuparsi di una cosa che non accadrà mai. Ah, è perfetta, dovrebbero metterla su una moneta.”

Il 26 aprile del 1988, all’età di 51 anni, esattamente dopo due anni dall’esplosione di Chernobyl, prima di togliersi la vita impiccandosi, Legasov registrò la sua testimonianza in delle audiocassette che nascose lasciandole in eredità ai suoi colleghi scienziati. Le registrazioni concludono con le seguenti parole:

“Essere uno scienziato vuol dire essere un ingenuo. Siamo così presi dalla nostra ricerca della verità da non considerare quanto pochi siano quelli che vogliono che la scopriamo, ma la verità è sempre lì, che la vediamo o no, che scegliamo di vederla o no. Alla verità non interessano i nostri bisogni, ciò che vogliamo, non gli interessano i governi, le ideologie, le religioni, lei rimarrà lì in attesa tutto il tempo e questo alla fine è il dono di Chernobyl. Se una volta temevo il costo della verità, ora chiedo solo: qual è il costo delle bugie?”

Di Mattia Zita

Fonti:

  1. Chernobyl: miniserie televisiva, creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck per HBO e Sky Atlantic.

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