Autore di Pillole di Sicurezza. Laureato triennale in Ingegneria industriale, attualmente iscritto al percorso di laurea magistrale in Ingegneria della Sicurezza e Protezione Civile (indirizzo industriale). Ritengo che la conoscenza sia un diritto e un dovere, che ognuno di noi deve aggiornare e coltivare. Per questo pongo tutti i miei sforzi per far sì che la Sicurezza, sia nel campo della Safety che nel campo della Security, sia sempre più condivisa e compresa, poiché la ritengo essenziale, non solo per il mondo del lavoro, ma per la nostra società moderna.

Le modalità d’intervento

Giungiamo alla fine della trattazione della tematica trattata nei precedenti articoli, trattando le possibili soluzioni al problema delle microplastiche; nello specifico, verranno descritte le possibili modalità d’intervento attuabili, in funzione della tempistica d’intervento:

  • prevenzione: restrizione e divieto d’utilizzo delle microplastiche in particolari prodotti;
  • riciclo: riutilizzo/recupero delle microplastiche.

Nel dettaglio, con la prima modalità d’intervento, si intende l’introduzione e l’applicazione di specifiche leggi. Quest’ultime sono emanate dalle singole Nazioni; dunque, in base alle loro politiche per la salvaguardia dell’ambiente, ogni Nazione decide come intervenire.

A questo proposito, l’Unione Europea, tramite l’intervento del Comitato per l’Analisi Socioeconomica (SEAC), ha posto il divieto di utilizzo delle microplastiche in categorie specifiche di prodotti, il quale entrerà in vigore nel 2028, in modo da permettere alle relative aziende, di attuare le disposizioni correttive.

Il trattamento dei rifiuti plastici

Per quanto riguarda la seconda modalità d’intervento, le possibili azioni applicabili sono:

  • riciclo del materiale;
  • riciclo energetico;
  • stoccaggio in discarica.

Per la prima categoria si intendono le operazioni effettuate per la corretta raccolta e distribuzione, in base alla tipologia del materiale, per i seguenti trattamenti; nello specifico, si cercherà di recuperare la materia prima, al fine di poterla utilizzare per ulteriori scopi, riducendo in questo modo il consumo dei materiali.

Con recupero energetico invece, si intende il processo utilizzato per la produzione di combustibili e sostanze chimiche, alternative a quelle di origine fossile, tramite un processo denominato “termovalorizzazione”; quest’ultimo, consiste in un processo di scomposizione delle molecole dei rifiuti tramite riscaldamento sotto vuoto, a diversi livelli di temperatura. Attraverso i trattamenti effettuati all’interno dell’impianto di termovalorizzazione i prodotti di tale trasformazione vengono convertiti in energia elettrica, con un elevato rendimento ed un alto valore aggiunto dei prodotti di reazione.

Con l’ultima categoria si intende l’insieme delle attività che porteranno allo “smaltimento definitivo” dei rifiuti.

Esso consiste in una successione di operazioni, in funzione del materiale costituente; per questa ragione, risulta necessario effettuare una corretta distinzione dei vari rifiuti, effettuabili tramite operazioni di vagliatura e di separazione, tramite diverse tipologie d’intervento.

Queste sono attualmente le migliori soluzioni al problema delle microplastiche, dal punto di vista di efficienza e rendimento.

Si conclude dunque il ciclo di articoli riguardo la problematica delle microplastiche.

Di Giorgio Cingolani

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