Direttore responsabile di Pillole di Sicurezza. Laurea triennale in Ingegneria della sicurezza. Attualmente iscritta al percorso di laurea magistrale in Ingegneria della sicurezza industriale. Health and Safety Intern presso Amazon FCO1. Sempre alla ricerca di nuove sfide per migliorare me stessa, scoprire nuovi modi di apprendere e superare ciò che già esiste.

Un moderno ambiente di lavoro completamente privo di energia elettrica risulta difficile da immaginare allo stato attuale dello sviluppo tecnologico. Tale forma di energia è caratterizzata da estrema versatilità e la relativa facilità con la quale può essere distribuita agli apparecchi utilizzatori hanno fatto in modo che diventasse praticamente insostituibile, tanto nei settori produttivi quanto in ambito civile. Il rischio elettrico è dovuto tanto all’impiego quanto alla semplice presenza di energia elettrica e possiede determinate caratteristiche che lo rendono particolarmente temibile per la sicurezza delle persone.

La prima di queste consiste proprio nella diffusione dell’energia elettrica, tanto capillare che è difficile pensare ad ambienti completamente esenti da tale rischio. Bisogna poi tener conto del fatto che l’elettricità è generalmente invisibile (tranne casi particolari, come nello sviluppo di archi elettrici) e può causare incidenti ed infortuni anche a distanza dall’impianto o dall’apparecchio predisposti per utilizzarla. Le conseguenze di un infortunio causato da rischio elettrico, purtroppo, possono essere mortali.

Effetti della corrente elettrica sul corpo umano

Il rischio si configura quando viene utilizzato l’impianto elettrico allo scopo, ad esempio, di allacciare attrezzi portatili e/o apparecchiature elettriche, lavori o manutenzione di parti elettriche in tensione. Tale rischio elettrico è presente ovunque, in modo più o meno grave, presso abitazioni, uffici, condomini, studi medici, ambienti industriali, ecc.

In altri ancora il rischio elettrico aumenta non tanto a causa della fonte di elettricità utilizzata, ma per determinate condizioni di lavoro che ne accentuano la pericolosità, come ad esempio le condizioni atmosferiche per lavori all’aperto con utensili elettrici, presenza di acqua, utilizzo di attrezzi metallici o in generale ogni contatto con materiali conduttivi.

Il pericolo potenziale, quindi, è rappresentato dall’eventualità che il corpo umano venga in contatto con la corrente elettrica tramite:

  • contatto diretto con conduttori in tensione;
  • contatto indiretto con parti normalmente non in tensione ma che per un guasto interno o per la perdita di isolamento risultano in tensione;
  • arco elettrico quando tra due elementi in tensione abbastanza vicini si raggiunge una differenza di potenziale tale da generare una scarica elettrica con emissione di calore intenso, gas e vapori surriscaldati e tossici, raggi ultravioletti, ad esempio in caso di guasto tra due morsetti contigui di un interruttore ed i relativi conduttori non serrati bene ed in posizione precaria, e di manovre su apparecchiature elettriche.

Il passaggio della corrente elettrica nel corpo umano può determinare conseguenze dannose, numerose lesioni anche permanenti, può generare conseguenze dannose per il sistema cardiocircolatorio e significativi danni a carico dei centri nervosi fino a vari shock (stimolo fisico o psichico di notevole intensità) che possono condurre alla morte.

La fonte di rischio maggiore generata dalla corrente elettrica sul corpo umano sembra essere sempre legata alla poca consapevolezza del rischio, imprudenza, ma anche legata ad impianti elettrici sprovvisti di regolare manutenzione o mantenuti in condizioni di sicurezza precaria, oppure dovuta all’utilizzo di impianti non rispondenti alla regola dell’arte, apparecchi danneggiati e ad interventi su di essi effettuati in condizioni non idonee, o in situazioni di alto rischio, ad esempio con le mani bagnate o in presenza di pavimenti umidi).

Il passaggio di corrente elettrica nel corpo umano sottoposto ad una differenza di potenziale, può generare diversi effetti fisiopatologici tra i quali questi sono i più gravi:

  • Tetanizzazione dei muscoli: per tetanizzazione si intende una contrazione involontaria al passaggio della corrente esterna da parte del muscolo interessato dal contatto, che in condizioni normali, si muovono secondo stimoli di tipo elettrico trasmessi dal sistema nervoso. L’azione eccito motoria della corrente può determinare il distacco della persona dalla parte in tensione e quindi l’interruzione della corrente nel corpo umano. Se l’azione eccito motoria della corrente interessa ad esempio i muscoli contrattili della mano la corrente provoca una contrazione spasmodica della mano e quindi la persona rimane incollata alla parte in tensione, prolungando di fatto il contatto dell’infortunato, elevando il rischio di altre gravi conseguenze anche mortali. Il valore più grande di corrente per cui ogni persona è ancora in grado di staccarsi dalla sorgente elettrica, detta corrente di rilascio o soglia di tetanizzazione è visibile nella tabella:
  • Arresto respiratorio: lo shock termico che la corrente produce attraverso il corpo umano può arrecare gravi danni al sistema nervoso inibendo i centri che controllano la respirazione e i muscoli con conseguente arresto cardiaco. L’arresto della respirazione è una complicanza dovuta alla tetanizzazione costituita dalla paralisi, appunto, dei centri nervosi che controllano la respirazione. Se la corrente elettrica attraversa i muscoli che controllano il movimento dei polmoni, la loro contrazione involontaria altera il normale funzionamento del sistema respiratorio e il soggetto può morire soffocato o subire traumi dovuti all’asfissia. In questi casi il fenomeno è reversibile solo se si provvede con prontezza al soccorso dell’infortunato, anche con l’ausilio della respirazione artificiale, per evitare danni al tessuto cerebrale
  • Fibrillazione ventricolare: il passaggio di corrente esterna sul corpo umano può generare altre gravi conseguenze a carico del muscolo cardiaco, alterandone il normale funzionamento e provocando la morte del soggetto. Tra queste rientra la fibrillazione ventricolare che provoca una contrazione irregolare delle fibre cardiache, alterandone la regolare funzione di pompa cardiaca. Il muscolo cardiaco, infatti, lavora secondo ritmi indotti da uno stimolo elettrico interno, ossia generato da cellule specializzate, pertanto una corrente elettrica esterna provoca un’importante alterazione nel suo funzionamento. In poche parole la sovrapposizione della corrente proveniente dall’esterno con quelle fisiologiche che generando delle contrazioni scoordinate, fanno perdere il giusto ritmo al cuore. La fibrillazione ventricolare che si innesca secondo modalità variabili in relazione al percorso della corrente, impedisce al cuore di pompare il sangue in modo regolare, generando una contrazione irregolare delle fibre del ventricolo, con gravi conseguenze per la circolazione. Questa anomalia che si chiama appunto fibrillazione è molto pericolosa nella zona ventricolare perché diventa un fenomeno non reversibile (il fenomeno persiste anche se lo stimolo è cessato) e può causare danni al tessuto del cuore stesso. Al cervello e nel peggiore dei casi la morte del soggetto. La fibrillazione ventricolare è reversibile e si può arrestare entro i primi 2 o 3 minuti, soltanto se il cuore è sottoposto ad una scarica elettrica impulsiva che funge da reset e permette la ripresa regolare del funzionamento cardiaco dell’individuo. Per raggiungere lo scopo viene impiegato una apparecchiatura ad uso medico denominata defibrillatore, che applica un impulso elettrico al torace dell’infortunato con due elettrodi.
  • Ustioni: sono prodotte dal calore che si sviluppa per effetto Joule dalla corrente elettrica che fluisce attraverso il corpo. L’aumento della temperatura generato sulla pelle umana dal passaggio di questa corrente elettrica esterna può causare gravi ustioni. Gli effetti termici indotti dalle scosse elettriche sul corpo umano, infatti, provocano la distruzione degli strati superficiali dell’epidermide, oltre che danni prodotti agli arti, sia superiori che inferiori, fino ad emorragie indotte dalla rottura delle arterie.

Di Francesca Romana Veriani

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