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La notizia si è diffusa a macchia d’olio. Si tratta del rientro incontrollato del secondo stadio del lanciatore Lunga Marcia 5, partito con a bordo il primo modulo della futura stazione spaziale cinese.

La preoccupazione principale era che alcuni frammenti potessero sopravvivere all’impatto con l’atmosfera e arrivare sul nostro Pianeta. Fortunatamente gli oceani coprono il 70% della superficie terrestre ed era l’atterraggio più probabile. Infatti, il 9 Maggio alle 6 del mattino i resti del secondo stadio sono caduti nell’Oceano Indiano.

Questo caso ha indirizzato l’attenzione su due problemi legati tra di loro. Da una parte troviamo l’articolo due del Trattato del 27 gennaio 1967 che determina la natura “globale” dello spazio. È impossibile tracciare i confini di responsabilità. Dall’altra parte, a causa di questa motivazione, sono necessarie delle regolamentazioni internazionali. Bisogna gestire lo spazio comune in maniera tale da limitare i problemi e gli incidenti.

Trattati internazionali per gestire lo spazio

Le Nazioni Unite hanno adottato due trattati internazionali:
1. Trattato sullo Spazio extra atmosferico del 1967;
2. Convenzione sulla responsabilità internazionale del 1972.

Gli Stati sono responsabili a livello internazionale se dovessero esserci danni da parte di un veicolo spaziale, anche se il danno fosse generato da una società privata. Qualora un frammento di un satellite o di un oggetto in caduta libera arriva a colpire la tua casa, lo Stato che ha lanciato l’oggetto nello spazio a risarcire i danni.

Crescita dei detriti spaziali

Gli oggetti incontrollati nello spazio aumentano sempre di più. Il calcolo effettuato dall’ESA dimostra che i satelliti in uso sono solo 4.000 rispetto ai circa 14.000 lanciati in orbita nei 60 anni di attività spaziale.
Pensate che solo negli ultimi 10 anni sono stati lanciati circa 2.300 satelliti e sopra le nostre teste orbitano circa 9300 tonnellate di hardware spaziali!

Sostenibilità spaziale

Da non sottovalutare il problema di sostenibilità dello spazio. A tal proposito entra in gioco la “sindrome di Kessler”. Il nome deriva dall’esperto di detriti spaziali Donald J. Kessler, il quale ha osservato che una volta che si supera una certa massa questa continua ad aumentare a causa di collisioni che generano detriti che portano ad altre collisioni. Creando così una reazione a catena.

Timiebi Aganaba, Professoressa di governance e legislazione spaziale dell’Università dell’Arizona afferma che le leggi attuali dovrebbero prendere in considerazione il quadro generale ambientale, cercando di prevenire l’inquinamento spaziale.

Di Chiara Notargiacomo

Fonti: https://www.globalscience.it/26910/quali-regolamentazioni-per-uno-spazio-sicuro-e-sostenibile/

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