Triangolo del Fuoco

Laureato magistrale in Ingegneria della Sicurezza e Protezione Civile, laureato triennale in Ingegneria della Sicurezza. Ritengo la Safety la chiave di controllo per un lavoro più efficace ed efficiente, che sappia sfruttare al massimo le potenzialità dei lavoratori garantendo loro salute e sicurezza. Ad oggi la Safety sta acquistando sempre più importanza. Il mio obiettivo è quello di portarla tra i punti cardine delle aziende.

Dopo aver analizzato le basi del processo di combustione, vogliamo porvi una domanda: Avete mai sentito parlare del Triangolo del Fuoco? Consiste nel modo più semplice per analizzare il fenomeno del Fuoco e, grazie a questo, nel prossimo articolo spiegheremo i metodi di spegnimento proprio basati su questi tre elementi che ora analizzeremo.

Il Triangolo del Fuoco

Combustibile

Dal verbo latino Comburere, il Combustibile è “Ciò che brucia“.

Il Combustibile è quindi tutto ciò che può bruciare, solido, liquido o gassoso, naturale o artificiale.

Secondo la normativa italiana, esistono diverse classi di combustibile e, di conseguenza, di fuochi:

  • Classe A: Fuochi di materiali solidi, usualmente di natura organica, che portano alla formazione di braci (come legna, carta, tessuti, ecc…);
  • Classe B: Fuochi di materiali liquidi o solidi liquefacibili (come benzina, petrolio, ecc…);
  • Classe C: Fuochi di gas (come metano, GPL, ecc…);
  • Classe D: Fuochi di metalli (come alluminio, magnesio, ecc…);
  • Classe F: Fuochi che interessano mezzi di cottura (oli e grassi vegetali o animali) in apparecchi di cottura (come olio di oliva, grassi animali, ecc…).

Quasi tutte le sostanze che abbiamo attorno sono combustibile e, quindi, possono prendere fuoco in caso di combinazione dei tre elementi del Triangolo del Fuoco.

Ciò che brucia è, però, tutto ciò che si trova allo stato gassoso. Allora come fanno i solidi a bruciare? Attraverso il fenomeno della pirolisi (o piroscissione), anche i solidi emettono un vapore composto da particelle che possono bruciare. Per questo motivo la combustione è un fenomeno che avviene sulle superfici di contatto con l’aria e non all’interno dei materiali.

Unica eccezione sono i cosiddetti materiali ignifughi, sostanze che, in caso di fuoco, non generano fiamma e calore ed il processo di combustione che li invade causa solo un loro rapidissimo deterioramento. In caso di combustione, questi materiali tendono a bucarsi ma non generano sostanze tossiche o reazioni esotermiche. In questa maniera gli operatori possono rapidamente rimuovere questi indumenti senza alcun danno.

Comburente

Anche questo termine viene dal latino Comburere, ma con un significato differente. Il Comburente è “ciò che fa bruciare“.

Consiste in una sostanza che, combinandosi con il Combustibile, ne permette la combustione e mantiene tale processo attivo.

Normalmente, il Comburente presente in natura è l’ossigeno (O2).

La sua funzione è proprio quella di combinarsi alle particelle volatili del combustibile per andare poi a formare i prodotti di scarto del processo di combustione, come avevamo visto nell’articolo precedente.

Innesco

L’innesco, spesso chiamato anche “Energia di innesco” o “Temperatura di accensione”, consiste nella sorgente di calore che innesca il fenomeno della combustione. Durante un incendio, questo Innesco diventa l’elevata temperatura che riesce ad accendere i materiali vicini a quelli che già bruciano.

Esempi di innesco sono:

  • elettrica (surriscaldamento di un circuito);
  • ottica (l’effetto di una lente d’ingrandimento che focalizza i raggi solari in un punto);
  • chimica (reazione tra sostanze diverse con produzione di calore);
  • biologica (calore prodotto dalla sostanza stessa);
  • termica (fiamma di un accendino, scintille);
  • meccanica (attrito tra due corpi).

Nel prossimo articolo analizzeremo i metodi di spegnimento che si possono utilizzare alla luce dei tre elementi appena visti.

Di Christian Lattavo

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