I valori limite dell'esposizione professionale

Direttore responsabile di Pillole di Sicurezza. Laurea triennale in Ingegneria della sicurezza. Attualmente iscritta al percorso di laurea magistrale in Ingegneria della sicurezza industriale. Health and Safety Intern presso Amazon FCO1. Sempre alla ricerca di nuove sfide per migliorare me stessa, scoprire nuovi modi di apprendere e superare ciò che già esiste.

È impossibile evitare totalmente la presenza di agenti chimici potenzialmente nocivi per l’uomo, ed è proprio per questo motivo che esposizioni estremamente basse vengono considerate accettabili se tollerate senza effetto apprezzabile sulla complessiva omeostasi delle funzioni vitali. Risulta perciò di vitale importanza calcolare i valori limite dell’esposizione professionale in quanto parametri di riferimento per analizzare la salubrità e la sicurezza degli ambienti di lavoro, utilizzati per poter applicare qualunque criterio decisionale, sia esso una procedura formale o un test statistico.

Per valutare l’entità del rischio, l’esposizione calcolata/stimata è confrontata con i limiti di riferimento. Il valore numerico ottenuto dal rapporto fra l’esposizione e il limite di riferimento è definito “indice di rischio”.

Per come sono definiti i limiti di riferimento, se l’indice di rischio è inferiore a 1 è ragionevole ritenere che in tali condizioni non sono da attendersi effetti negativi per la salute.

Limiti di esposizione professionale

Il decreto legislativo 81/2008 definisce come Valore limite di esposizione professionale (Vlep), il limite della concentrazione media, ponderata in funzione del tempo, di un agente cancerogeno o mutageno nell’aria, rilevabile entro la zona di respirazione di un lavoratore, in relazione a un periodo di riferimento determinato, stabilito nell’Allegato XLIII.

I Vlep sono stati determinati a seguito della pubblicazione delle direttive sugli Occupational Exposure Limit Values (Oelvs) europei.
Non è possibile sostenere con certezza che per le sostanze cancerogene esista un livello di soglia “sicuro” al di sotto del quale il rischio di contrarre il tumore sia inesistente, poiché il comportamento di molte sostanze cancerogene è estremamente variabile, così come la risposta di ogni lavoratore a tali sostanze è estremamente soggettiva.

A livello nazionale ed internazionale sono comunque stati individuati dei valori limite di esposizione professionale per gli agenti chimici cancerogeni e mutageni, nell’ottica che l’attribuzione di un limite possa comunque essere cautelativa per i lavoratori.

Sono stati inoltre scelti dei valori limite biologici definiti come il limite della concentrazione del relativo agente, di un suo metabolita, o di un indicatore di effetto, nell’appropriato mezzo biologico. Attualmente la normativa italiana prevede un solo valore limite biologico per il piombo.

Per i tossici industriali più noti esistono tabelle di concentrazione massime accettabili negli ambienti di lavoro. Le tabelle più conosciute sono quelle dell’American Conference of Governmental Industrial Hygienists (Acgih), che ogni anno propone ed aggiorna per numerose sostanze una lista di Valori limite di soglia (Threshold Limit Values, Tlv), come ausilio per la valutazione delle esposizioni alle sostanze chimiche negli ambienti di lavoro ma non come utilizzo quale standard di legge.
Il riferimento ai Tlvs dell’Acgih può costituire soltanto un’indicazione di massima per una preliminare riduzione del rischio. Come riporta il sito dell’INAIL, i valori limite di soglia sono così definiti:

  • Tlv – Twa (Threshold Limit Value – Time Weighted Average): Valore limite ponderato. Rappresenta la concentrazione media, ponderata nel tempo, degli inquinanti presenti nell’aria degli ambienti di lavoro nell’arco dell’intero turno lavorativo ed indica il livello di esposizione al quale si presume che il lavoratore possa essere esposto 8 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana, per tutta la durata della vita lavorativa, senza risentire di effetti dannosi per la salute.
  • Tlv – Stel (Threshold Limit Value – Short Term Exposure Limit): Valore limite per brevi esposizioni. Rappresenta le concentrazioni medie che possono essere raggiunte dai vari inquinanti per un periodo massimo di 15 minuti, e comunque per non più di 4 volte al giorno con intervalli di almeno 1 ora tra i periodi di punta.
  • Tlv – C (Threshold Limit Value – Ceiling): Valore limite di soglia. Rappresenta la concentrazione che non può essere mai superata durante tutto il turno lavorativo. Tale limite viene impiegato soprattutto per quelle sostanze ad azione immediata, irritante per le mucose o narcotica, tale da interferire rapidamente sullo stato di attenzione del lavoratore con possibili conseguenze dannose sulla persona stessa (infortuni) e/o sulle operazioni tecniche a cui è preposto.
  • Bei (Biological exposure limits): Valori limite biologici rappresentano i valori dell’indicatore che è probabile riscontrare nei fluidi biologici di lavoratori sani, esposti per otto ore, per cinque giorni alla settimana, ad una concentrazione di una sostanza pari al valore limite nell’aria (Tlv-Twa). I Bei sono quindi indicatori di dose interna per una esposizione inalatoria. Tuttavia per alcune sostanze, per le quali vi è una probabilità significativa di assorbimento cutaneo, i Bei possono corrispondere ad una dose interna diversa da quella derivante dalla sola inalazione.

In ogni caso tali indici non rappresentano in alcun modo una linea di demarcazione netta fra esposizione pericolosa o non pericolosa a causa della soggettività che contraddistingue ogni lavoratore e la sua conseguente reazione all’esposizione della sostanza.

Fonti: UNI EN ISO 689, Corso di formazione Rischio Chimico – Valutazione dell’esposizione a sostanze chimiche, Corso di Igiene del lavoro, prevenzione e sicurezza sanitaria a cura della Prof. D. D’Alessandro, www.inail.it.

Di Francesca Romana Veriani

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *